
Venerdì 18 novembre 2005, l'Avvio
Dopo la solenne apertura di ieri sera nella Parrocchiale di San Vito di Cadore, con la celebrazione dei vespri, la professione di fede dei sinodali e la fiaccolata fino all’istituto Dolomiti Pio X di Borca, è entrata oggi nel vivo l’assemblea sinodale.
246 i partecipanti, per una quattro giorni che è il punto di arrivo di un percorso di riflessione, approfondimento e condivisione iniziato quattro anni fa. A ricordarlo, nel saluto di ieri sera, il vescovo mons. Giuseppe Andrich, che ha anche portato all’assemblea i saluti e l’augurio del vescovo Brollo. “Con lui - ha affermato – mons. Savio. Egli non ci è solo vicino: cammina con noi, presenza viva per questa Chiesa in sinodo.” A stringersi attorno all’assemblea sinodale in questi giorni saranno anche tanti fedeli in tutta la diocesi. Tra di essi quelli del Cadore, la terra che li ospita. “Da questa sera alle 18.00 e fino alle 13.00 di domenica – ha annunciato il vescovo – tutte le comunità parrocchiali cadorine sosterranno con l’adorazione perpetua le attività dei sinodali.” Proprio con l’invocazione allo Spirito si è aperta questa mattina presso l’Istituto Dolomiti Pio X la prima assemblea plenaria. “Non siamo qui per scrivere un libro – ha affermato ad introduzione dei lavori il moderatore don Luigi del Favero – ma per vivere insieme un’esperienza che contribuisca alla crescita di questa Chiesa”.
Quattro gli ambiti su cui si è concentrata l’attenzione dei sinodali - annuncio, accoglienza, parrocchia, famiglia – ciascuno introdotto da una relazione. Ad aprire don Giulio Antoniol, biblista, teologo arciprete della Parrocchia del Duomo di Feltre. Il religioso ha evidenziato come annunciare significhi in primo luogo recuperare profondità e ricchezza della spiritualità cristiana. Prioritario è dunque ripensare la formazione in una prospettiva capace di porre in risalto spiritualità e testimonianza personale. “Oggi non basta – ha affermato – essere catechista nel senso tradizionale. È necessario essere accompagnatori, capaci di costruire relazioni autentiche nella conoscenza e nel rispetto reciproco”. Puntuali e dirette le proposte, riprese dallo strumento di lavoro del sinodo: itinerari di formazione e preghiera in tutte le parrocchie; corsi di evangelizzazione per qualificare gli operatori pastorali; riorganizzazione della catechesi sostituendo a criteri di classe scolastica o di età il riferimento alla maturazione cristiana del singolo; proposta di cammini formativi per genitori paralleli a quelli dei figli; ripensamento in una prospettiva locale del Rito di Iniziazione Cristiana degli Adulti; nuova attenzione ai “Cristiani sulla soglia”, pronti a riprende il percorso di fede interrotto.
Un invito dunque a vivere la dimensione dell’annuncio anche come valorizzazione di tutti i rapporti interpersonali. Un tema che è stato ripreso ad introduzione dell’ambito accoglienza da Marilena Marchioni, docente di religione all’istituto tecnico industriale e al liceo scientifico di Pieve di Cadore. “Non dobbiamo avere solo il coraggio di chiamare – ha affermato – ma anche quello di accogliere e leggere i segni di aiuto e sofferenza che ci circondano. Per questo – ha continuato – dobbiamo imparare ad avvicinarci con umiltà agli altri accettandone temi e tempi di conversazione. Un atteggiamento che fa crescere la nostra umanità e ci aiuta ad entrare di più nel Vangelo. La vera sfida - ha concluso - non è solo accogliere ma anche lasciarsi accogliere. Partecipando e sostenendo ad esempio iniziative non proposte da noi ma di cui riconosciamo la validità. Ed alle quali potremo dare il nostro contributo: cioè uno stile diverso, cristiano.”
Un invito dunque a recuperare anche nella quotidianità la dimensione cristiana della testimonianza: lo ha ribadito nella sua relazione introduttiva all’ambito Parrocchia don Luigi Canal, già sacerdote missionario fidei donum e attuale Vicario generale della Diocesi. “Parlando di parrocchia le sfide che il Sinodo ci lancia – ha affermato - sono tre: corresponsabilità di tutti nell’evangelizzazione; riscoperta della missionarietà della parrocchia, che deve essere luogo di dialogo ed ascolto; integrazione e corresponsabilità fra parrocchie vicine, nel segno della sinergia e della collaborazione. “E finito – ha affermato – il tempo delle parrocchie autosufficienti. Una parrocchia, se piccola, non basta più a se stessa se grande non può ripiegarsi su se stessa: tutte hanno bisogno di integrazione, scambio di servizi, di doni, di linfa vitale per mantenersi vive e prestare un buon servizio”.
Quarta ed ultima relazione quella di Francesco Canal di Santa Giustina, che ha introdotto l’ambito famiglia evidenziando la necessità di porla al centro dell’attenzione della Chiesa. Anche perché – ha affermato – questo significherà aiutare la Chiesa a farsi più famiglia. Ciò che serve – ha concluso – non è dunque solamente maggior attenzione a chi sceglie di sposarsi ma anche aiuto e supporto a tutte le famiglie in difficoltà”.
Alla relazioni è seguito l’intervento di cinque “ospiti”, che hanno portato all’assemblea la propria testimonianza. Don Gabriele Bernardi, che si occupa dell’accoglienza dei Pellegrini al Santo Sepolcro a Gerusalemme, ha sottolineato l’urgenza per il cristiano di recuperare la profondità della spiritualità; don Davide Girardi, della Comunità “Nuovi orizzonti”, ha parlato della Chiesa fra gli ultimi; Pietro Pellegrini, ex primario cardiologo, ha offerto una riflessione sulla testimonianza attraverso la malattia e la sofferenza; suor Claudia, monaca agostiniana dell’eremo di Lecceto, ha comunicato attraverso un nastro registrato il valore della dimensione contemplativa”; Don Bruno Soppesa, missionario a Sakassou (Costa d’Avorio), ha parlato della missionarietà come polmone e ricchezza per la Diocesi. “Venga a trovarci – ha concluso rivolto al vescovo – per poter dire con noi ai suoi parrocchiani di laggiù, vittime di una guerra che rende incerto ogni loro giorno – che con Cristo non moriremo mai.”
L’assemblea si è chiusa alle 12.30 con la votazione del Consiglio di Presidenza. Questo pomeriggio, alle 14.30 la ripresa dei lavori con la proclamazione degli eletti al Consiglio di presidenza (Enrico Gaz, Andrea Basile, Paola Barattin, Ennio Colferai, Piergiorgio Da Rold) l’intervento dei sinodali e l’elezione dei Comitati di redazione. All’attenzione dei partecipanti sono già stati posti 37 interventi scritti – il regolamento dell’Assemblea prevede che un sinodale diffonda il suo intervento senza pronunciarlo in plenaria. Si tratta di osservazioni sullo strumento di lavoro e di proposta di modifiche.

E’ iniziata questo pomeriggio alle 17.00 l’assemblea per ambiti: quattro i gruppi costituitisi, uno per ogni ambito sinodale: annuncio, accoglienza, parrocchia e famiglia. Ognuno di essi è costituito da circa 60 sinodali, che fino alle 19.00 di oggi saranno chiamati a confrontarsi sulle tematiche e emerse nel corso della giornata. Il lavoro, che proseguirà nella giornata di domani, ha come obiettivo finale l’individuazione di alcune proposte e linee di intervento da sottoporre domenica mattina alla votazione orientativa dell’intera assemblea. Carico di attesa il clima che si respira in queste ore a Borca, dove continua a crescere il numero dei sinodali che richiede la possibilità di proporre all’assemblea un proprio intervento. Ventitre quelli finora presentati oralmente cui bisogna aggiungere quelli proposti solo in forma scritta e non dichiarati in assemblea e che sono stati messi a disposizione di tutti i sinodali. Molteplici le tematiche emerse come quella relativa al rapporto tra Chiesa e mondo giovanile. Da più parti è stata rilevata la necessità per la Chiesa di porsi in ascolto in modo più attento dei ragazzi, favorendo i momenti di incontro: da qui la proposta di creare in ogni parrocchia spazi per il gioco e la relazione tra pari. Fondamentale è però che la Chiesa sappia incontrare i giovani anche nel loro quotidiano, proponendosi come punto di riferimento nei momenti “chiave” del loro vissuto come ad esempio l’inserimento nel mondo del lavoro: una scelta di campo fondamentale per aiutarli a divenire autentici testimoni dei valori cristiani. Ma l’avvicinamento ai giovani deve avvenire anche attraverso la scuola, che va aiutata a riscoprire il suo ruolo educativo anche attraverso un maggior sostegno agli insegnanti e l’elaborazione di specifiche strategie di intervento volte a dare voce e visibilità alla testimonianza cristiana.
E’ necessario favorire la partecipazione alla vita comunitaria, in linea con uno stile sinodale che deve essere mantenuto. Da qui la proposta avanzata da alcuni sinodali di favorire lo sviluppo di un comune modello partecipativo. Un invito dunque a valorizzare la dimensione della parrocchia come casa e “cosa” comune, dove sacerdoti e laici collaborano in modo corresponsabile. Accorato è invece l’invito di alcuni sinodali ad essere più attenti ed aperti alle nuove forme di disagio e alle difficoltà che vive un numero sempre crescente di componenti delle nostre comunità: immigrazione, disabilità, disoccupazione, anziani soli o a carico delle famiglie, genitori single.
Tra gli spunti di riflessione proposti all’assemblea, anche quello relativo all’esigenza di favorire la diffusione di una maggior consapevolezza del valore dell’ambiente naturale: un patrimonio, è stato sottolineato, che rischia oggi di pagare il prezzo di passate scelte dettate puramente da considerazioni economiche.
Al termine dei lavori di gruppo i sinodali prenderanno parte alla S. Messa. Dopo cena, per tutti, la possibilità di partecipare all’adorazione eucaristica presso la cappella del Centro Pio X.
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