Terza giornata di lavori dell’assemblea sinodale: apertura nel segno dell’attenzione a parrocchia, famiglia, emarginati, mondo del lavoro
Si è aperta questa mattina con la celebrazione della Santa Messa presso l’Istituto Dolomiti Pio X di Borca la terza giornata di lavori dell’assemblea sinodale. Di seguito l’apertura della terza sessione di lavori dell’assemblea plenaria, che dalle 9.00 alle 13.00 ha ascoltato proposte e suggerimenti avanzate dai suoi partecipanti. Oltre quaranta gli interventi, cui vanno aggiunte le proposte sottoposte all’attenzione dell’assemblea solamente in forma scritta, per un totale di circa centoventi documenti. Un numero consistente, che bene testimonia il fervore e l’impegno con cui i 267 sinodali vivono questi quattro giorni. I sinodali dimostrano di apprezzare lo Strumento di lavoro che distilla tutte le istanze della Diocesi in questi anni sinodali. Contemporaneamente non esitano ad esprimere, anche con una certa fierezza, alcuni punti che necessitano, secondo il loro parere, di maggior attenzione.
In primo piano la parrocchia: “Urge definire con maggior chiarezza i compiti del consiglio pastorale – afferma Ennio, di Belluno – coinvolgendo maggiormente i laici nell’amministrazione parrocchiale. Solo così potremo liberare i nostri sacerdoti dalle preoccupazioni legate alla gestione delle cose permettendo loro di concentrarsi sull’attività pastorale”. Tra i punti in cui essa, secondo i sinodali, dovrà maggiormente concentrarsi c’è la famiglia: si è chiesta maggior attenzione al problema delle coppie di fatto e dei separati e si è sottolineata l’urgenza di un più efficace sostegno ai genitori. E’ necessario favorire educazione alla sessualità e maternità/paternità più responsabili: una scelta che si pone anche come strumento importante nella lotta all’aborto, tanto diffuso nelle nostre terre.
Ma l’invito che i sinodali rivolgono alla Chiesa di Belluno-Feltre è anche di farsi portatrice di luce tra gli ultimi e i dimenticati. “Abito a Baldenich e ogni notte vedo risplendere lontane le luci del carcere – dice Andrea, di Belluno – il sinodo non manchi di dare un messaggio di vita anche a chi trascorre la sua vita, per qualsiasi ragione, dietro le sbarre”. “Che questa Chiesa sia più presente nella vita della comunità – sottolinea Luca, di Zermen – e che faccia sentire la sua voce all’interno di realtà sempre più complesse come quelle relative al mondo del lavoro: dove le donne temono di far valere i propri diritti alla maternità, i lavoratori precari non riescono a costruirsi un futuro, i lavoratori in nero vivono in balia degli eventi, le persone diversamente abili non trovano spazi per esprimere la loro creatività. Basta parlarne in modo timido e superficiale. La Chiesa locale, come del resto accade già in altri territori, può farsi promotrice di imprese no profit oppure partecipare alla compagine sociale di queste imprese sotto forma di “portatori di interesse”. E ancora: “La voce della Chiesa deve pretendere che tutte le imprese si facciano carico della responsabilità sociale più ampia, premendo che divenga prassi comune l’adozione dei bilanci sociali oltre che di quelli economico finanziari”. “Il clero e la comunità ecclesiale devono impegnarsi a conoscere i problemi e le reali condizioni lavorative nelle nostre fabbriche – interviene Caterina, di Gosaldo, che con riferimento al problema della delocalizzazione chiede alla Chiesa di prendere “una posizione chiara e netta, facendo sentire la sua voce, che non può e non deve tacere, in difesa delle classi sociali più deboli. Una Chiesa – conclude, dove i preti sono con la gente e in mezzo alla gente per la difesa del legittimo e sacrosanto diritto al lavoro e alla vita. Perché senza lavoro non ci può essere vita”.
I lavori sono terminati alle ore 13. Nel pomeriggio, dalle 15.00, riunioni suddivisi per i quattro ambiti dello Strumento di lavoro: annuncio, accoglienza, parrocchia, famiglia.

Più spiritualità nella quotidianità e meno formalità. È la richiesta chiara, forte, venuta questa mattina in assemblea plenaria dai più giovani tra i sinodali. Raccogliendo l’invito del vescovo Andrich, che in apertura dei lavori li aveva invitati a far sentire la loro voce, gli under 30 hanno espresso con passione ed entusiasmo le loro proposte per la Chiesa di domani. Non sogni e proposte astratte ma concreti e puntuali richiami.
“Che questa Chiesa riscopra la potenza della spiritualità – hanno affermato – ma la sappia coniugare con la carità ed il servizio alla comunità e le sappia dar voce nella quotidianità. Vogliamo una Chiesa che ci chieda di essere spudoratamente orgogliosi del Vangelo; sogniamo una Chiesa capace di parlare agli uomini come uno di loro, usando il loro linguaggio e le loro espressioni; che scenda dal pulpito per camminare con noi ogni giorno. Una Chiesa capace di ritrovare la purezza e la semplicità delle origini, ricca della libertà di spirito che tanto contraddistingue i missionari.”
Scroscia l’applauso dell’assemblea, sorride il vescovo Giuseppe. Il sinodo sta davvero trovando la sua voce.
CHI SONO I GIOVANI DEL SINODO
Sono 44 e provengono da tutte le zone della diocesi. I giovani del sinodo costituiscono un quinto dell’assemblea sinodale e la loro età media è di poco più di 23 anni. Il più giovane tra di essi è Alessandro De Nardi di Farra d’Alpago. Eletto appena diciassettenne, ha compiuto diciotto anni ad agosto: in linea dunque con il regolamento sinodale, che prevede la maggiore età per tutti i partecipanti. È invece feltrino il decano dell’assemblea: monsignor Giulio Perotto, parroco di Santa Maria degli Angeli a Feltre, che ha compiuto 85 anni lo scorso agosto.
LE PROPOSTE DEI GIOVANI SINODALI: ESTRATTI DI ALCUNI INTERVENTI
“Spero che usciremo da questi incontro con la consapevolezza che fede e vita possono e devono essere tutt’uno e che è possibile essere cristiani “interi” a partire dalle piccole scelte quotidiane ed è proprio li che secondo me si gioca il nostro futuro come Chiesa” (Irene, 30 anni, Santa Giustina).
“Intravedo il bisogno di una Chiesa che si riveli palesemente aperta alle esigenze della nostra terra e che sappia uniformarsi alle richieste del mondo in cui viviamo; riuscendo così a conciliare l’esigenza della logica cattolica con quella del nostro sistema. Immagino una Chiesa ben radicata nelle sue verità di fede, ma nello stesso tempo totalmente disponibile e vicina ad ogni singolo individuo” (Denni, 18 anni, Pieve di Livinallongo).
“Nell’ambito della famiglia, il rischio è di un approccio tiepido ed impacciato alle problematiche scottanti che segnano da vicino la nostra terra. La tentazione da vincere è quella di rifugiarsi in una declamazione autocompiaciuta e consolante delle proprie convinzioni e sicurezze interiori. La famiglia di Nazareth va collocata nel XXI secolo […] Il contatto con il reale, con il vissuto deve essere la nostra stella polare […] L’ascolto è confronto, crescita, messa in discussione delle proprie sicurezze. Abbandoniamo l’illusione che i fenomeni di cui sopra riguardino solo gli altri, che la nostra fede preservi le nostre famiglie da ogni pericolo […] Le statistiche e i sondaggi – si vedano, ad esempio, i risultati contenuti in “Quale chiesa per la nostra terra?” – parlano di noi tutti, delle nostre profonde paure, delle nostre ferite. Da li nascono domande non banali, che impongono risposte non banali, ma incisive, coraggiose, a volte controcorrente. Abbandoniamo le formule edulcorate e delicate che non offendono ma neppure lasciano il segno” (Alberto, 30, Zermen di Feltre).
“La Domenica va rivalutata nell’esperienza cristiana dell’Eucarestia domenicale essendo il “giorno del Signore” e tutta la giornata deve essere segnata dalla presenza del Signore nella vita del cristiano” (Ugo, 20 anni, Tambre).
“Si proponga con forza l’attenzione della comunità civile per il sostegno materiale della famiglia numerosa o in stato di “povertà”. Si auspichi una più ferma politica della casa per le giovani coppie […] Si propongano al posto di tante messe momenti di preghiera o di adorazione” (Federico, 29 anni, Sorriva di Sovramonte).
“Non è giusto parlare di problema dei giovani: i giovani sono vivi, diventano un problema quando non si investe su di loro […] E’ necessario pensare ad uno spazio speciale per i giovani nelle parrocchie: spazi fisici nei quali i giovani possano esprimere la loro vitalità e il loro modo di fare festa […]”. (Francesco, 25 anni, Cusighe).
“Poiché non si può scindere la lex credendi dalla lex orandi, ci si augura che si approfondisca la realtà dei sacramenti… per giungere a ciò e alla partecipazione attiva auspicata dal Concilio, si deve curare molto la retta celebrazione, il rispetto delle norme liturgiche e l’iniziazione dei fedeli alla liturgia, che è realmente fonte e culmine dell’azione della Chiesa”. (Alex, 19 anni, Calalzo).
“Che la parrocchia costruisca un legame sempre più fraterno fra i suoi membri, facendosi vicina anche a chi sperimenta la sofferenza; che la Chiesa si esprima con un linguaggio semplice e vicino […] Penso che in questa assemblea si viva un bel clima di fraternità e comunione e vorrei che si espandesse una volta tornati nelle nostre parrocchie” (Chiara, 24 anni, Belluno).

La chiesa bellunese-feltrina ha bisogno di spiritualità e chiede maggiore attenzione alla preghiera, alla meditazione, alla riflessione. E’ questa la richiesta più forte avanzata in questi tre giorni dai sinodali riuniti all’Istituto Dolomiti Pio x di Borca. “C’è sete di una Chiesa che insegni a pregare, a cercare Dio, ad allargare gli spazi dell’anima” – affermano a più voci i sinodali, rilevando che l’esigenza è presente in tutte le fasce d’età: non solo adulti e terza-quarta età dunque ma anche giovani. Dare una risposta a questo loro bisogno – affermano – è “un compito che la pastorale giovanile locale e diocesana deve assumere con coraggio, proponendo iniziative forti, attingendo anche ad esperienze particolarmente significative esistenti altrove, comprese le proposte di monasteri ed istituti religiosi e valorizzando la presenza dei centri diocesani di spiritualità”. Una richiesta che diventa riferimento concreto ad alcune realtà diocesane come la Basilica-Santuario di San Vittore e Santa Corona, per il quale c’è chi “sogna una scuola di preghiera e di irradiazione di santità, centro e propulsore di cultura cristiana per dare senso alla vita e alla cultura stessa, affinché non sia fine a se stessa”. Questi polmoni di spiritualità però per i sinodali non bastano: questa Chiesa ha bisogno di una sorgente continua di dialogo con il divino. Da qui la proposta di accogliere in Diocesi “una nuova comunità monastica , luogo di irradiazione spirituale e punto di riferimento per quanti –pur cercando Dio – non si sentono di cercarlo in parrocchia”. Fondamentale però pensare a valorizzare e promuovere non solo la presenza monastica ma anche la scelta missionaria. Ricordiamoci di più nella preghiera dei nostri missionari – chiedono i sinodali – che portano a questo proposito l’esempio di don Giuseppe Pedandola, missionario diocesano in Ecuador: così pronto a farsi prossimo da scegliere di farsi curare in terra di missione da dentisti e medici indigenti e capace di chiedere a chi gli chiedeva come aiutarlo: “solo preghiere, ma povere ed evangeliche”.
Conclusi questa sera alle 19.00 i lavori di gruppo
Si sono conclusi questa sera alle 19 i lavori di gruppo. I sinodali si sono divisi in quattro formando altrettante unità di studio composte da 60 persone. Oggetto dei gruppi i quattro capitoli dello Strumento di lavoro.
All’attenzione dell’ambito “parrocchia” sono soprattutto alcune parti dello Strumento di lavoro che descrivono la corresponsabilità di tutti i membri del Popolo di Dio, siano essi sacerdoti o laici. Si discute su una chiara valorizzazione dei laici in particolare negli organismi di partecipazione nella gestione della parrocchia. Altri punti che hanno suscitato l’attenzione dei sinodali sono stati la collaborazione tra parrocchie (le cosiddette unità pastorali) e il diaconato permanente, recentemente ristabilito a Belluno-Feltre.
Un secondo gruppo di sinodali si è dedicato al tema dell’annuncio. Alcuni sinodali hanno ritenuto di sottolineare, nell’annuncio del Vangelo, il valore della testimonianza delle tre persone nate in Diocesi di cui è in corso il processo di beatificazione: Papa Luciani, Padre Romano Bottegal, Padre Felice Cappello. Inoltre molti sinodali si chiedono come la Domenica possa essere veramente il primo giorno della settimana, per i cristiani: di qui le proposte di una convivialità al di là della celebrazione liturgica e di un’attenzione particolare agli ammalati.
Hanno meritato qualche intervento anche la celebrazione comunitaria del sacramento del Battesimo e l’età in cui i ragazzi accedono al sacramento della Cresima.
L’ambito famiglia – che a causa della complessità dei temi trattati si è diviso in tre sottogruppi – ha ricordato come la famiglia è il primo luogo di evangelizzazione; oltre agli itinerari di preparazione al matrimonio alcuni sinodali vedrebbero auspicabile l’istituzione di figure che sappiano accompagnare le giovani coppie anche dopo il Matrimonio. Ma persone competenti sono attese anche per accompagnare le numerose coppie di conviventi che ci sono nelle comunità. L’ultimo gruppo si è dedicato all’ambito accoglienza.
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