diocesi di Belluno-Feltre
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il modellino della cappella

 

il vescovo Giuseppe AndrichUN’ALTRA “CASA TUA”
Dal 2002 ho condiviso con mons. Vincenzo Savio il sogno di togliere dalla posizione periferica la cappella dell’ospedale “S. Martino” di Belluno per collocarla in posizione centrale, nel crocevia della frequentatissima struttura.
    Il sogno è stato accolto da persone generose con a capo un Comitato. L’intesa con la direzione generale dell’Unità sanitaria è stata piena e ora giungiamo alla posa della prima pietra.
   La costruzione sarà seguita da questo foglio che è d’informazione e di grato riconoscimento verso quanti parteciperanno all’opera di edificazione. La cappella, costruita dalla diocesi, è voluta nell’ospedale “S. Martino” come uno spazio accogliente per coltivare la speranza e cogliere il senso delle misteriose vicende della vita.
   La cappella dell’ospedale “San Martino” può diventare “Domus tua” nei confronti di chi vi si imbatte. Questo titolo di testata può anche far riferimento all’origine del vocabolo “cappella”. Nel latino medievale è diminutivo di “cappa” e fu coniato per indicare l’oratorio dei re merovingi dove si conservava la cappa di san Martino di Tours. Una cappella, quella del nostro ospedale, che potrà essere un tetto protettivo come la cappa del grande santo della carità. Gesù, il nostro Salvatore, aveva un mantello; si accostò una donna ammalata: le bastò toccarne un lembo per sentirsi accolta, conosciuta e salvata. Anche solo passando accanto con passo frettoloso alla cappella può nascere la speranza di trovare qui accoglienza familiare, avvolti nel silenzio. Sentirla quindi una “Domus”: casa che può far trovare la nostra cella più segreta. Il discepolo chiese al maestro di insegnargli la sapienza. Il maestro gli rispose: «Va' a sederti e la tua cella t'insegnerà la sapienza». Replicò il discepolo: non ho nessuna cella. Gli disse il maestro: «Invece la cella ce l’hai: guarda dentro di te!».
    Nell’intimità dell’anima troviamo le risorse più necessarie per la nostra fragilità e solitudine.
   Coltivo il sogno che nelle corsie dell’ospedale, dentro l’inviolabile segreto del cuore, si accenda, nella quiete, il nostro “io” più vero, abitato da una presenza misteriosa: «Dio non è venuto a sopprimere la sofferenza, non è neppure venuto per spiegarla. E' venuto per riempirla della sua presenza» (Paul Claudel).

Giuseppe Andrich, vescovo

 

INAUGURATA
DOMUS TUA

(2 ottobre 2010)

«Domus tua» è stata inaugurata e benedetta sabato 2 ottobre. La nuova cappella, dedicata a san Martino di Tours, come l’ospedale, la città e la diocesi in cui essa si trova, è ora per volontà del Vescovo aperta al pubblico 24 ore su 24. Dal 2 ottobre le celebrazioni, festive e feriali, per l’ospedale sono celebrate in Domus tua.

L’OMELIA
DEL VESCOVO


Monsignor Giuseppe Andrich, vescovo di Belluno-Feltre, ha presieduto per la prima volta la Santa Messa in Domus tua. La Messa è iniziata alle 15.30. Concelebravano 9 sacerdoti; il rito della benedizione, con l’aspersione delle pareti e dei presenti e l’incensazione dell’altare, è stato diretto dal cerimoniere vescovile don Christian Mosca. La prima lettura è stata letta da una religiosa delle Suore francescane elisabettine che prestano servizio in ospedale. La seconda lettura, da un volontario che presta servizio in ospedale. Il Vangelo, da un diacono permanente. Prima del sacrificio eucaristico, l’altare è stato preparato da due religiose che prestano servizio in ospedale.
«Il 13 dicembre 2007 – ha detto il Vescovo – festa di santa Lucia, ho benedetto la prima pietra di questa cappella». Da allora i lavori sono proseguiti in quella stretta fascia di terra libera da costruzioni all’interno dell’ospedale su cui ora si innalza l’architettura di Domus tua. «Mentre tanti anni fa sognavo dall’alto dei reparti questa fascia di terra – ha detto il Vescovo – mi veniva in mente il verso di Dante: L’aiuola che ci fa tanto feroci. In questa nuova chiesa non si possano non vincere quei fermenti di divisione e di contrapposizione che portano violenza. Questa è la risposta che resterà». Domus tua, tenda dell’incontro – così l’ha definita il Vescovo nel messaggio scritto per l’inaugurazione – invita sia a meditare sulla provvisorietà («ogni tenda verrà smontata. Tutto finisce») sia a ciò che permane attraverso la caducità delle cose. «Quando si legge e rilegge, dal proprio letto di ospedale, il soffitto della propria stanza, in attesa di una diagnosi o di una Tac, si imparano tante cose, che non si imparano neanche con profondi studi. Chi viene in questa cappella possa proiettarsi in quello che un tempio simboleggia fin da ora». «E’ sufficiente – ha proseguito il Vescovo – una fede piccola come un granello di senapa per far comparire meraviglia nella nostra vita, per riprendere fiducia».

CATECHESI
VISIVA


Paragonare Domus tua alle antiche cattedrali, nelle quali non un dettaglio è privo di significato, in cui ogni pietra, ogni tessera colorata delle vetrate, ogni rapporto tra gli elementi compone una ricchissima catechesi, è forse eccessivo. Ma lo spoglio interno della nuova cappella unisce all’aspetto funzionale un aspetto simbolico. Il Vescovo ha commentato la parete, aspra, ma con segni trionfanti di oro; i candelabri e la croce dell’altare, opera di Franco Fiabane; una crocifissione, opera della scuola di Valentino Panciera Besarel, donata da una famiglia di Belluno a Domus tua; il dipinto, trasferito a Domus tua dalla vecchia cappella, del francescano padre Ugolino da Belluno: una Madonna con bambino la cui immagine riprende la figura di santa Maria degli Angeli nella Porziuncola di Assisi. Il legame tra la vecchia e la nuova cappella era stato sottolineato anche dall’architetto che, dopo aver vinto il concorso su 195 concorrenti, ha firmato il progetto per Domus tua. È il veneziano Attilio Santi, presente all’inaugurazione con i suoi collaboratori. Nel suo intervento, prima dell’inizio della Messa, Santi ha infatti ricordato come «qualche elemento della vecchia cappella, trasferito in Domus tua, simboleggia la relazione tra la nuova e la vecchia struttura». Del resto, Domus tua è dal punto di vista architettonico, l’ospedale di Belluno in miniatura: «i ritmi delle strutture in legno – queste le parole di Santi – riprendono quelli delle strutture in cemento armato, quasi a stabilire una relazione di stretta vicinanza. Le strutture circostanti contribuiscono all’illuminazione di Domus tua, che oltre alla luce diretta sfrutta la luce riflessa dalle vetrate dell’ospedale».

LA CERIMONIA
INAUGURALE


La sobrietà bellunese ha caratterizzato la cerimonia inaugurale, precedente alla celebrazione della Messa, e svoltasi nell’atrio dell’ospedale. Quattro brevi discorsi, inframmezzati da brani corali. Una poesia dialettale, firmata e recitata da Luigina Tavi. A motivo del grande afflusso della gente, le autorità sono rimaste, Vescovo compreso, in piedi. Il sindaco Prade, primo ad intervenire, cede subito il microfono a don Ivano Brambilla, dicendo semplicemente «noi ci teniamo a Domus tua». Don Brambilla, che ha da poco lasciato il testimone dell’assistenza in ospedale a don Matteo Colle, è altrettanto breve: «chi ha frequentato questo ospedale, specie nelle celebrazioni più frequentate, come a Pasqua o Natale, sa quanto abbiamo tenuto a questa nuova cappella».
Il direttore sanitario della Ulss, Lucio Di Silvio, parla invece «dell’umanizzazione delle cure». «Non esiste fattualità di cura senza dare centralità all’uomo». Il ruolo di Domus tua «luogo in cui pregare, condividere, comunicare» è in questa direzione. Di Silvio immagina che Domus tua renda tutto l’ospedale una domus ospitalis, in cui collaborano la solidarietà, il diritto, la professionalità. Di Silvio ha anche ringraziato per la presenza dei religiosi nell’ospedale di Belluno.
Maria Cristina Zoleo, presidente del comitato pro Domus tua, ha detto: «la città di Belluno raggiunge uno dei suoi scopi: questo luogo qualifica la vita della comunità». «Domus tua – ha proseguito la Zoleo – è stata eretta per trovare una tenda sotto cui ripararsi e sotto cui pensare a una nuova dimensione della vita e della speranza». Molti i ringraziamenti della Zoleo, ai sacerdoti, alle istituzioni, alle ditte, ma soprattutto «a tutte le persone che silenziosamente si sono messe a servizio».

IL TAGLIO DEL NASTRO

Tra i discorsi e la celebrazione, il breve momento del taglio del nastro. Sono stati i tre fratelli di monsignor Vincenzo Savio a tagliarlo e entrare per primi in Domus tua. Al di fuori della cappella, la lapide con la celebre frase dal Testamento di Savio, «sono senza misura contento di Dio», lo ricorderà a tutti coloro che entreranno in Domus tua.
 

Il progetto stava particolarmente a cuore al vescovo monsignor Vincenzo Savio ed è stato subito fatto proprio dall’attuale vescovo monsignor Giuseppe Andrich. La cappella sorgerà in un cortile interno dell’Ospedale che ne sarà di conseguenza il proprietario. Essa però verrà finanziata unicamente con donazioni e offerte dei fedeli sotto la diretta responsabilità della Diocesi, che promuoverà una sottoscrizione.
Dove versare il proprio contributo? E' stato aperto presso l'agenzia di
Belluno dell'Unicredit Banca il conto corrente:

IT62K0200811910000040499004
intestato a “Diocesi di Belluno-Feltre – cappella ospedale San Martino"


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