
UN’ALTRA “CASA TUA”
Dal 2002 ho condiviso con mons. Vincenzo Savio il sogno di togliere dalla posizione periferica la cappella dell’ospedale “S. Martino” di Belluno per collocarla in posizione centrale, nel crocevia della frequentatissima struttura.
Il sogno è stato accolto da persone generose con a capo un Comitato. L’intesa con la direzione generale dell’Unità sanitaria è stata piena e ora giungiamo alla posa della prima pietra.
La costruzione sarà seguita da questo foglio che è d’informazione e di grato riconoscimento verso quanti parteciperanno all’opera di edificazione. La cappella, costruita dalla diocesi, è voluta nell’ospedale “S. Martino” come uno spazio accogliente per coltivare la speranza e cogliere il senso delle misteriose vicende della vita.
La cappella dell’ospedale “San Martino” può diventare “Domus tua” nei confronti di chi vi si imbatte. Questo titolo di testata può anche far riferimento all’origine del vocabolo “cappella”. Nel latino medievale è diminutivo di “cappa” e fu coniato per indicare l’oratorio dei re merovingi dove si conservava la cappa di san Martino di Tours. Una cappella, quella del nostro ospedale, che potrà essere un tetto protettivo come la cappa del grande santo della carità. Gesù, il nostro Salvatore, aveva un mantello; si accostò una donna ammalata: le bastò toccarne un lembo per sentirsi accolta, conosciuta e salvata. Anche solo passando accanto con passo frettoloso alla cappella può nascere la speranza di trovare qui accoglienza familiare, avvolti nel silenzio. Sentirla quindi una “Domus”: casa che può far trovare la nostra cella più segreta. Il discepolo chiese al maestro di insegnargli la sapienza. Il maestro gli rispose: «Va' a sederti e la tua cella t'insegnerà la sapienza». Replicò il discepolo: non ho nessuna cella. Gli disse il maestro: «Invece la cella ce l’hai: guarda dentro di te!».
Nell’intimità dell’anima troviamo le risorse più necessarie per la nostra fragilità e solitudine.
Coltivo il sogno che nelle corsie dell’ospedale, dentro l’inviolabile segreto del cuore, si accenda, nella quiete, il nostro “io” più vero, abitato da una presenza misteriosa: «Dio non è venuto a sopprimere la sofferenza, non è neppure venuto per spiegarla. E' venuto per riempirla della sua presenza» (Paul Claudel).
Giuseppe Andrich, vescovo
INAUGURATA
DOMUS TUA
(2 ottobre 2010)

«Domus tua» è stata inaugurata e
benedetta sabato 2 ottobre. La nuova cappella, dedicata a
san Martino di Tours, come l’ospedale, la città e la diocesi
in cui essa si trova, è ora per volontà del Vescovo aperta
al pubblico 24 ore su 24. Dal 2 ottobre le celebrazioni,
festive e feriali, per l’ospedale sono celebrate in Domus
tua.
L’OMELIA
DEL VESCOVO
Monsignor Giuseppe Andrich, vescovo di Belluno-Feltre, ha
presieduto per la prima volta la Santa Messa in Domus tua.
La Messa è iniziata alle 15.30. Concelebravano 9 sacerdoti;
il rito della benedizione, con l’aspersione delle pareti e
dei presenti e l’incensazione dell’altare, è stato diretto
dal cerimoniere vescovile don Christian Mosca. La prima
lettura è stata letta da una religiosa delle Suore
francescane elisabettine che prestano servizio in ospedale.
La seconda lettura, da un volontario che presta servizio in
ospedale. Il Vangelo, da un diacono permanente. Prima del
sacrificio eucaristico, l’altare è stato preparato da due
religiose che prestano servizio in ospedale.
«Il 13 dicembre 2007 – ha detto il Vescovo – festa di santa
Lucia, ho benedetto la prima pietra di questa cappella». Da
allora i lavori sono proseguiti in quella stretta fascia di
terra libera da costruzioni all’interno dell’ospedale su cui
ora si innalza l’architettura di Domus tua. «Mentre tanti
anni fa sognavo dall’alto dei reparti questa fascia di terra
– ha detto il Vescovo – mi veniva in mente il verso di
Dante: L’aiuola che ci fa tanto feroci. In questa nuova
chiesa non si possano non vincere quei fermenti di divisione
e di contrapposizione che portano violenza. Questa è la
risposta che resterà». Domus tua, tenda dell’incontro – così
l’ha definita il Vescovo nel messaggio scritto per
l’inaugurazione – invita sia a meditare sulla provvisorietà
(«ogni tenda verrà smontata. Tutto finisce») sia a ciò che
permane attraverso la caducità delle cose. «Quando si legge
e rilegge, dal proprio letto di ospedale, il soffitto della
propria stanza, in attesa di una diagnosi o di una Tac, si
imparano tante cose, che non si imparano neanche con
profondi studi. Chi viene in questa cappella possa
proiettarsi in quello che un tempio simboleggia fin da ora».
«E’ sufficiente – ha proseguito il Vescovo – una fede
piccola come un granello di senapa per far comparire
meraviglia nella nostra vita, per riprendere fiducia».
CATECHESI
VISIVA
Paragonare Domus tua alle antiche cattedrali, nelle quali
non un dettaglio è privo di significato, in cui ogni pietra,
ogni tessera colorata delle vetrate, ogni rapporto tra gli
elementi compone una ricchissima catechesi, è forse
eccessivo. Ma lo spoglio interno della nuova cappella unisce
all’aspetto funzionale un aspetto simbolico. Il Vescovo ha
commentato la parete, aspra, ma con segni trionfanti di oro;
i candelabri e la croce dell’altare, opera di Franco Fiabane;
una crocifissione, opera della scuola di Valentino Panciera
Besarel, donata da una famiglia di Belluno a Domus tua; il
dipinto, trasferito a Domus tua dalla vecchia cappella, del
francescano padre Ugolino da Belluno: una Madonna con
bambino la cui immagine riprende la figura di santa Maria
degli Angeli nella Porziuncola di Assisi. Il legame tra la
vecchia e la nuova cappella era stato sottolineato anche
dall’architetto che, dopo aver vinto il concorso su 195
concorrenti, ha firmato il progetto per Domus tua. È il
veneziano Attilio Santi, presente all’inaugurazione con i
suoi collaboratori. Nel suo intervento, prima dell’inizio
della Messa, Santi ha infatti ricordato come «qualche
elemento della vecchia cappella, trasferito in Domus tua,
simboleggia la relazione tra la nuova e la vecchia
struttura». Del resto, Domus tua è dal punto di vista
architettonico, l’ospedale di Belluno in miniatura: «i ritmi
delle strutture in legno – queste le parole di Santi –
riprendono quelli delle strutture in cemento armato, quasi a
stabilire una relazione di stretta vicinanza. Le strutture
circostanti contribuiscono all’illuminazione di Domus tua,
che oltre alla luce diretta sfrutta la luce riflessa dalle
vetrate dell’ospedale».
LA CERIMONIA
INAUGURALE
La sobrietà bellunese ha caratterizzato la cerimonia
inaugurale, precedente alla celebrazione della Messa, e
svoltasi nell’atrio dell’ospedale. Quattro brevi discorsi,
inframmezzati da brani corali. Una poesia dialettale,
firmata e recitata da Luigina Tavi. A motivo del grande
afflusso della gente, le autorità sono rimaste, Vescovo
compreso, in piedi. Il sindaco Prade, primo ad intervenire,
cede subito il microfono a don Ivano Brambilla, dicendo
semplicemente «noi ci teniamo a Domus tua». Don Brambilla,
che ha da poco lasciato il testimone dell’assistenza in
ospedale a don Matteo Colle, è altrettanto breve: «chi ha
frequentato questo ospedale, specie nelle celebrazioni più
frequentate, come a Pasqua o Natale, sa quanto abbiamo
tenuto a questa nuova cappella».
Il direttore sanitario della Ulss, Lucio Di Silvio, parla
invece «dell’umanizzazione delle cure». «Non esiste
fattualità di cura senza dare centralità all’uomo». Il ruolo
di Domus tua «luogo in cui pregare, condividere, comunicare»
è in questa direzione. Di Silvio immagina che Domus tua
renda tutto l’ospedale una domus ospitalis, in cui
collaborano la solidarietà, il diritto, la professionalità.
Di Silvio ha anche ringraziato per la presenza dei religiosi
nell’ospedale di Belluno.
Maria Cristina Zoleo, presidente del comitato pro Domus tua,
ha detto: «la città di Belluno raggiunge uno dei suoi scopi:
questo luogo qualifica la vita della comunità». «Domus tua –
ha proseguito la Zoleo – è stata eretta per trovare una
tenda sotto cui ripararsi e sotto cui pensare a una nuova
dimensione della vita e della speranza». Molti i
ringraziamenti della Zoleo, ai sacerdoti, alle istituzioni,
alle ditte, ma soprattutto «a tutte le persone che
silenziosamente si sono messe a servizio».
IL TAGLIO DEL NASTRO
Tra i discorsi e la celebrazione, il breve momento del
taglio del nastro. Sono stati i tre fratelli di monsignor
Vincenzo Savio a tagliarlo e entrare per primi in Domus tua.
Al di fuori della cappella, la lapide con la celebre frase
dal Testamento di Savio, «sono senza misura contento di
Dio», lo ricorderà a tutti coloro che entreranno in Domus
tua.
