
PREFAZIONE
Come siamo giunti a questo?” è la domanda che Tolkien pone sulle labbra di uno dei personaggi del Signore degli Anelli in un momento significativo della vicenda. Egli interroga il passato per capire il suo presente e avere luci sul futuro. Ma questa è l’esperienza di ogni uomo e ogni donna che voglia capire il percorso della propria vita. Ed è la domanda che è sorta spontanea nella ricorrenza del primo centenario (16.7.2001) della nuova chiesa parrocchiale dei Santi Faustino e Giovita: “Come si è arrivati a questa chiesa?” o, più propriamente, “Come si è arrivati a questa Chiesa?”. In altri termini come viveva la propria fede religiosa la popolazione del territorio e con quale conseguenza per le relazioni umane? Potremmo dire che l’interrogativo è stato il filo conduttore del libro.
Ecco allora la parte storica, prima e dopo l’istituzione dell’Ente ecclesiastico: le origini antiche, la cappellanìa, la parrocchia, la nascita delle parrocchie figlie di Antole e Mas-Perón. Con i sacerdoti che ne avevano la cura d’anime e i fenomeni del tempo quali l’emigrazione o l’affido degli esposti.
La devozione ai Santi venerati localmente e le tradizioni religiose hanno costruito un senso di appartenenza alla comunità ecclesiale che, pur variegato nelle espressioni e intensità, non sarebbe spiegabile con semplici legami di solidarietà umana. Lo testimoniano imprese che hanno dell’eroico, come la costruzione della nuova chiesa parrocchiale e i lavori successivi, o i restauri delle altre chiese e del campanile. Così come la presenza dei segni del sacro quali i capitelli e le immagini votive. L’invocazione dei Santi per i problemi del quotidiano (si pensi, ad esempio, alla Madona de la Son per chi aveva problemi di insonnia o l’invocazione a San Giorgio per i bambini che non volevano mangiare formaggio) attestano come fosse vivo il desiderio di una religiosità genuina, incarnata nella vita di tutti i giorni, che parlava alla mente e al cuore.
Un ruolo prezioso e particolare l’ha avuto la Certosa di Vedana. I monaci certosini erano una presenza rassicurante per la popolazione - la passeggiata settimanale, la generosità pronta, la disponibilità alle confessioni, la preghiera - e hanno contribuito non poco, accanto all’opera dei sacerdoti, all’edificazione morale e spirituale di uomini e donne. Il segno esteriore della nuova chiesa parrocchiale, da essi completamente finanziata, è solo un esempio di quanto sia stato profondo il legame con la parrocchia di Libàno e di quale debito di riconoscenza essa abbia contratto con la Certosa. Anche ora, che il monastero è abitato dalle monache, il debito perdura e si incrementa per il dono di preghiera che quotidianamente esse offrono.
Una storia viva, composta sia di fatti documentati sia di sentimenti scritti nei cuori e recuperati nelle testimonianze orali. Un dono che ci viene trasmesso come un testimone per dirci da dove veniamo, dove siamo e darci la possibilità di vedere dove andare perché, come ebbe a dire l’attuale presidente del Senato Marcello Pera, “Peggio di vivere senza radici c’è soltanto tirare a campare senza futuro”.
Per questa ragione il Consiglio parrocchiale per gli affari economici ha deciso di investire culturalmente, deliberando di fare omaggio di una copia della pubblicazione ad ogni nucleo famigliare della parrocchia dei Santi Faustino e Giovita.
Un ringraziamento particolare desidero rivolgerlo al signor Gianni De Vecchi, a cui si deve la maggior parte del lavoro. Da subito ha aderito con entusiasmo all’idea di questo libro. La nota competenza era garanzia di mani sicure ma, in questi cinque anni di lavoro assieme, ho avuto modo di conoscerne anche la costanza, la passione della ricerca, il gusto per i particolari, l’umiltà, la generosità. «Non voglio alcun compenso né rimborso spese», mi ha detto un giorno, «la Chiesa italiana ha in mente il progetto culturale, io vi aderisco mettendo a disposizione il mio operato». Credo non occorrano commenti.
Ora con umiltà offro il frutto di questo lavoro comune pensando ai destinatari: agli originari del luogo perché possano rafforzare il legame con le radici, ai nuovi arrivati perché possano conoscerle, in un cammino che, anche per il futuro, possa essere cammino di un popolo unito.
Libàno di Sedico, Epifania 2006
sac. Francesco Di Stefano
Parroco