IL LIBRO SINODALE:
nasce il codice della Diocesi di Belluno-Feltre
Molte sono le materie disciplinate da Codice. Esiste un codice civile e un codice penale; un codice stradale. La lingua italiana ci dice che il codice è “la raccolta sistematica delle norme giuridiche relative ad una data materia”.
Non è questo il significato di ‘codice’ attribuito al Libro sinodale. Il Libro sinodale, infatti, non intende determinare fin nei minimi dettagli la vita della comunità o la procedura da osservarsi in parrocchia. Non è nello stile della Chiesa: anche il suo Codice, il Codice di diritto canonico, presenta tra i suoi fini non la regolamentazione di una prassi. Salus animarum suprema lex: questo l’ultimo canone del diritto della chiesa.
Se volessimo continuare, con curiosità da filologi, a scoprire cosa significa l’aver attribuito al Libro sinodale la qualifica di ‘codice’, scopriremmo che il codice significa anche un ‘complesso di norme, spesso non formali ma tacitamente accolte e osservate, che regolano il comportamento sociale in genere o disciplinano quello di una categoria particolare di persone”. Così è il codice cavalleresco, il codice sportivo.
Ma nemmeno questo è il significato di ‘codice’. Il Libro sinodale è promulgato dal Vescovo, è consegnato al Metropolita ed alla conferenza dei Vescovi, viene comunicato alla Santa Sede. Non è una consuetudine che può cambiare così come nella società cambiano i comportamenti.
Ma c’è un altro significato della parola ‘codice’, che si usa quando si parla di messaggio in ‘codice’. Il ‘codice’ fiscale identifica il soggetto fiscale presso l’anagrafe tributaria. Il codice a barre permette il riconoscimento di un prodotto. Il codice è infine la chiave di un messaggio cifrato. Il Libro sinodale sarà un codice perché identificherà lo stile delle comunità di Belluno-Feltre.
C’è di più. Il ‘codice’ è anche un manoscritto antico, composto di più carte riunite a libro. È ciò che viene alla mente di Dante Alighieri, dopo che san Bernardo ha pregato per lui la Vergine Maria perché sia in grado di raccontare la visione beatifica. Il poeta fissa lo sguardo “per la luce etterna” e descrive così la sua esperienza: “Nel suo profondo vidi che s’interna/legato con amore in un volume,/ ciò che per l’universo si squaderna”. È questo il significato del ‘codice’ della Chiesa locale che è il Libro sinodale. È un “volume” che descrive sì lo stile delle comunità di Belluno-Feltre, ma andrà “squadernato”, cioè diffuso, in tanti stili diversi a seconda delle comunità e dello stile. Andrà applicato rigorosamente, ma andrà anche interpretato. Andrà seguito, ma prima di tutto andrà assimilato e letto.
Il Libro sinodale è uno, ma è anche tante esperienze, “squadernate”, oltre che nel futuro, anche nella storia recentissima della diocesi. È il documento che testimonia un processo, un metodo, uno stile: per capirlo sarà necessario rivivere quella corrente di stile che ha portato alla sua composizione.
Il vescovo, monsignor Giuseppe Andrich, ha rilasciato in un’intervista queste parole: “Sul libro sinodale sento di mettere la firma di tutti insieme con la mia, nel desiderio di fare piena la gioia se tutti cresceremo nella consapevolezza di avere “una vita firmata” da Colui che ci ama”.
Don Giuseppe Bratti
Ufficio comunicazioni sociali
Diocesi di Belluno-Feltre
Quattro capitoli e un’introduzione:
così si articola il Libro sinodale
Il Libro sinodale, che sarà promulgato dal Vescovo diocesano, monsignor Giuseppe Andrich, giovedì sera alle ore 20 in Duomo a Feltre, in una celebrazione eucaristica presieduta dal patriarca di Venezia cardinal Angelo Scola, è diviso in quattro sezioni, corrispondenti ai quattro ambiti tematici sui quali si è sviluppato il cammino sinodale. Si tratta dei temi dell’annuncio del Vangelo, dell’accoglienza, della parrocchia e della famiglia.
Ma davanti ad esse il Vescovo ha voluto inserire un preambolo, quasi una quinta sezione, per fissare l’attenzione sull’esigenza emersa più chiaramente nel corso dell’ultimo anno sinodale: quella del “primo annuncio”. Si tratta di un andare al cuore del Vangelo, che è ben tradotto dal motto “Tu non morirai mai” che ha segnato, come un ritornello, tutti i momenti sinodali.
La scelta del primo annuncio, d’altra parte, risponde a una precisa constatazione: la necessità di decisi cambiamenti di prospettiva pastorale, di mentalità e di azione. In altre parole, da una preoccupazione, che dovrà restare, per il nutrimento di una fede già consolidata, a uno stile missionario che propone la fede come buona notizia portatrice di novità e di salvezza.
Il Vescovo chiede che il “primo annuncio” sia destinato a tutti; tocchi e dia respiro ai momenti più vari della vita della comunità e ai diversi ambiti della pastorale.
Dall’introduzione del Vescovo emerge anche la priorità della dimensione relazionale. Occorre, queste le precise parole dell’introduzione, “costruire relazioni autentiche, nella conoscenza e nel rispetto reciproco. Un sapiente discernimento ci aiuterà ad evitare l’atteggiamento rigido, che pronuncia “sì” affrettati o inequivocabili “no”, che possono essere interpretati come facili compromessi o sentenze di condanna; preferiamo la paziente opera del dialogo, che lascia l’interlocutore libero di fronte alla proposta cristiana di cui può cogliere la ricchezza e l’esigenza”.
Il repertorio iconografico del Libro sinodale:
l’arte descrive l’annuncio del Vangelo
a Belluno-Feltre
Sulla scia del recente Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica, anche il Libro sinodale della Diocesi di Belluno-Feltre ha scelto di arricchirsi di un notevole repertorio iconografico, scelto dall’Ufficio per i beni culturali e l’arte sacra in base a due criteri: opere d’arte che si trovano nel territorio diocesano e che testimoniano lungo i secoli l’annuncio del Vangelo, processo di cui il Sinodo costituisce una tappa importante, nelle varie zone del territorio di Belluno-Feltre.
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La serie si apre col Calice del diacono Orso, del V secolo, rinvenuto a Lamon nel 1836. Il calice è un’opera di argento dorato di straordinaria importanza storica perché costituisce la prima documentazione in assoluto di un calice eucaristico in Occidente.
Segue il Pluteo di Paterno, un bassorilievo in calcare del secolo VIII di origine longobarda, ricco di simboli paleocristiani.
In argento e rame argentato è l’altare portatile del XII secolo, attualmente nel Duomo di Feltre; l’altare serviva per la celebrazione eucaristica dei vescovi.
Molto ricca è la presenza bizantina, dalla croce processionale del secolo XIV di San Tomaso Agordino, con lamine d’argento incise e sbalzate,
all’affresco della Deisis, ossia della preghiera di intercessione innalzata dalla Madonna, che decora la parte di fondo della chiesa di Santa Margherita a Salagona di Laggio, alla croce postbizantina del 1542 del Duomo di Feltre, intagliata in legno di bosso, alta 44 centimetri e impreziosita da 52 scene evangeliche e 500 personaggi.
Straordinariamente intenso è il Volto di Cristo dell’affresco con il Giudizio universale della Basilica-Santuario dei Santi Vittore e Corona a Feltre. È un’opera del secolo XIV che risente dei dipinti di Giotto nella controfacciata della Cappella degli Scrovegni a Padova.
Lo stile nordico, in particolare altoatesino, è riscontrabile nella statua in legno di Leonardo da Bressanone nella chiesa di Alverà a Cortina d’Ampezzo e
nella Madonna con Bambino di Santa Fosca, opera del 1490 di Simone da Tesido, che costituiva la parte centrale di un flueghelaltar o altare a portelle.
Di derivazione friulana è invece l’affresco di Gianfrancesco da Tolmezzo (1482) con l’Adorazione dei Magi nella chiesa di San Nicolò di Comelico e
la Madonna con Bambino del Bellunello attualmente nella chiesa parrocchiale di Cavarzano.
Bellissima è la pala d’altare di San Gregorio nelle Alpi, una tempera su legno di Moretto da Brescia del 1518, testimonianza della presenza lombarda in questa terra.
La scuola veneta è riccamente documentata soprattutto nel 1500 dall’Apparizione di Cristo tra santi del Luzzo per la chiesa di Ognissanti a Feltre di stile giorgionesco al manierista Pietro Marescalchi a Tiziano Vecellio e alla sua scuola con
la Madonna con Bambino della parrocchiale di Sedico e la porticina di altare col Cristo in pietà di Pieve di Cadore.
La scultura feltrina del ‘600 è rappresentata dal San Pietro di Francesco Trilli mentre due sono le opere di Andrea Brustolon:
la Vasca battesimale con 4 evangelisti del 1695 attualmente nella chiesa di San Fermo e
il Cristo deposto dalla croce dell’altare dell’Addolorata di Dosoledo del 1721.
Dell’800 è la Madonna con Bambino di Valentino Panciera Besarel per la chiesa arcidiaconale di Agordo.
Chiude la serie un suggestivo bassorilievo in bronzo di Augusto Murer del 1983 intitolato Grande silenzio.
Oltre alla testimonianza della fede e dell’arte nella nostra terra nel corso dei secoli il Libro sinodale riporta, in apertura dei capitoli, alcune immagini tra le più significative tra quelle che hanno accompagnato i documenti e le manifestazioni culturali del Sinodo.
Apre la serie il Discorso della Montagna del Beato Angelico, opera che costituisce l’immagine-guida di tutto il Libro sinodale.
Segue la Pentecoste di Tiziano Vecellio attualmente nella Basilica di Santa Maria della Salute di Venezia. Si tratta della raffigurazione che ha illustrato il testo della lettera pastorale di monsignor Vincenzo Savio Se tu mi ascoltassi…! per l’annuncio del Sinodo nel 2002.
Il Noli me tangere è l’icona che ha ispirato la riflessione di monsignor Savio nella lettera pastorale nel secondo anno di preparazione al Sinodo: Discernere secondo la volontà del Signore (2003).
Chiudono la serie due dipinti molto amati dai bellunesi che a migliaia hanno potuto ammirarne gli originali:
il Redentore del Beato Angelico, esposto come iniziativa sinodale a Belluno nella chiesa di san Rocco dal 29 marzo al 10 aprile 2004 e
la Trasfigurazione di Tiziano Vecellio esposta nella stessa chiesa dal 9 ottobre al 13 novembre 2005 in occasione dell’inizio dell’Assemblea sinodale.