
L'intervista
PRESENTATO A NAPOLI
IL MUSEO DIOCESANO DI FELTRE
(26 novembre 2009)
Si è svolto nei giorni scorsi a Napoli il convegno organizzato dall'Amei, una associazione che coordina le diverse centinaia di Musei ecclesiastici presenti in Italia. Vi hanno partecipato, oltre ai responsabili delle varie istituzioni museali, architetti, insegnanti universitari e storici dell'arte. Il Convegno si è aperto venerdì 12 novembre con una relazione dedicata al nuovo Museo diocesano di Feltre, presentato dal suo direttore, monsignor Giacomo Mazzorana, al quale abbiamo rivolto alcune domande:
Quale era il tema del Convegno?
Studiare come un museo diocesano caratterizzi la sua proposta, confrontare i criteri di fondo che lo ispirano e cioè, in termini tecnici, il progetto museologico.
Come si caratterizza il Museo di Feltre?
Innanzitutto per il fatto che le sue opere sono tutte di carattere sacro e vengono esposte con una finalità non solo estetica ma soprattutto pastorale. Ciò appare già dal logo, realizzato dall'artista feltrino GianAntonio Cecchin, il quale presenta in maniera stilizzata un sole, ricavato dalla croce post-bizantina di Feltre, simbolo di Cristo, vera luce del mondo.
Quali sono state le impressioni dei convegnisti?
Di estremo interesse. Una delle cose che li ha particolarmente colpiti è la qualità delle opere che sono esposte nel nostro Museo diocesano con autori che compaiono in tutti i libri di storia dell'arte: Tintoretto, Sebastiano Ricci, Luca Giordano, Andrea Brustolon, per non parlare di autentici pezzi unici, quali il Calice del diacono Orso, il più antico calice eucaristico dell'Occidente, la Croce bizantina del monte Athos, autentico gioiello di microscultura, l'Altare portatile di stile ottoniano e la Madonna gotica di San Vittore, di un autore nordico le cui opere sono presenti nei Musei di Berlino e di Francoforte e realizzata in un alabastro la cui cava è stata individuata tra il Belgio e l'Olanda.
Apprezzato è stato pure il palazzo che è già di per sé ricco di valori architettonici, testimone del succedersi degli stili gotico, rinascimentale e barocco e di qualità pittoriche, con affreschi attribuiti alla scuola del Mantegna. Positivo è stato giudicato pure l'allestimento.
In che senso?
E' piaciuto il fatto che il progetto di restauro abbia rispettato i valori architettonici dello storico palazzo e che i nuovi interventi, come i pavimenti, le teche e i pannelli, siano stati realizzati ispirandosi, nella scelta del colore e dei materiali, alla roccia, la scaglia rossa di Feltre, sulla quale è stato costruito.
Come si caratterizza il Museo di Feltre?
Ogni collezione ha la propria storia ed identità. La nostra si caratterizza per delle scelte tipologiche, cronologiche e interculturali. Le opere sono state infatti esposte raggruppandole per sezioni(scultura, pittura, paramenti e oreficeria sacra), in successione temporale e soprattutto individuate in modo da far scoprire come il territorio bellunese e feltrino, proprio perchè zona di frontiera e al di là delle divisioni politiche, sia stato nel corso dei secoli luogo di dialogo tra le più diverse culture: nordica, veneziana, bizantina, friulana, lombarda, toscana, meridonale, ecc.
Quale impressione ha ricavato dal convegno?
Gli stimoli per migliorare sono stati molti. Ho constatato pure come il nostro territorio, scoperto e apprezzato da tanti convegnisti per la prima volta, abbia bisogno di essere fatto maggiormente conoscere nelle sue straordinarie bellezze naturalistiche e artistiche.

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