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Gesų CristoDomenica 17ma del Tempo ordinario
LA SORGENTE CHE DISSETA
«Signore, insegnaci a pregare»
(Lc 11,1-3)

   I primi undici capitoli della Genesi non sono una vera storia, ma una grande meditazione teologica sul progetto iniziale di JHWH-Dio e sulle sorti dell’umanità; il vero inizio della storia biblica parte con Abramo e ci offre una notizia confortante, cioè che l’uomo dotato di fede può dialogare con Dio quasi alla pari, ne riceve le visite e delle notizie, può contrattare con lui per ottenere condizioni favorevoli di perdono per sé e per gli altri. Vedi l’episodio di Sodoma e Gomorra: si fosse riusciti a racimolare nelle due città infami dieci persone dabbene, il fuoco non le avrebbe cancellate, perché quando tu, accanto a dieci giusti collochi un Abramo, la bilancia trabocca dalla parte della misericordia. Una seconda notizia bisogna scoprire in questo e in altri episodi biblici successivi, ed è che la storia della salvezza non percorre le autostrade, ma va per mulattiere e per sentieri tortuosi, cioè la mediocrità, il peccato, la furbizia e l’inganno, i quali ostacoli non riescono a bloccare l’intervento del Signore. La cosa non stupisce, perché Abramo noi lo incontriamo personalmente, truccato da cristiano qualsiasi: lo riconosciamo dalla sua abitudine di pregare più per gli altri che per le proprie necessità, di dedicare al prossimo tutto il tempo che gli rimane a disposizione, e dall’abitudine di scagionare i peccatori del nostro tempo - alcolisti, drogati, libertini - aiutandoli come gli riesce, al fine di comporre il mazzetto dei giusti che sono indispensabili per far rientrare in cielo le squadriglie degli angeli vendicatori. E la misericordia prevale anche oggi, per la speranza di noi cristiani mediocri.

«SEPOLTI CON CRISTO»
   Il tema della preghiera è prevalente nelle letture di domenica e può essere declinato raccontando le vicende straordinarie di Jacques Fesh. Il ragazzo non aveva mai corrisposto alle speranze che Dio riponeva in lui da quando gli era stato dato il battesimo, ma non fu per colpa sua, perché - egli scrisse più tardi - «A casa mia c’era tanta religione quanta in una scuderia, ed eravamo tutti dei mostri di egoismo e di orgoglio». La sua vita fu una collezione di errori, fino alla rapina e all’assassinio di una guardia, che lo portarono in carcere e, infine, alla decapitazione per mezzo della ghigliottina. Ma fu proprio in carcere che Jacques offrì al Signore motivi inattesi di speranza, perché dopo un anno di detenzione egli ritrovò la fede e la certezza che Dio merita di essere amato. Il suo avvocato era un terziario francescano e gli fu maestro nella fede, fino a fargli scrivere, come san Paolo: «Non sono più io che vivo, è l’amore di Cristo che vive in me, che mi fa agire, parlare, scrivere». Il Signore aveva dosato bene l’acqua del battesimo, la quale continuava a lavorare in lui. Jacques era un resuscitato «per la fede nella potenza di Dio» dopo di essere stato «sepolto» con Cristo nel battesimo. Dal carcere uscivano lettere alla moglie e alla figlioletta che sembravano scritte da un mistico; tale era diventato veramente Jacques, tanto che di lui si parla come di un santo da porre sugli altari. Il lontano battesimo - che continua a pungolare anche noi - e la preghiera incessante, fatta di pentimento, di riconoscenza, di lode, di offerta, come dev’essere ogni preghiera degna di questo nome, avevano cesellato l’anima del sognatore, del buono a nulla. I giovani sposi dovrebbero coltivare questo medesimo dialogo con Dio, in vista dei bambini che Dio donerà loro, per far diventare la famiglia una “piccola chiesa” e perché i figli siano difesi dalle suggestioni maligne.

L’UFFICIO DEL MINISTRO
   Accadeva ogni mattina alle otto. Un ministro della Giustizia degli Stati Uniti - non ne ricordo il nome - invitava i collaboratori a leggere insieme a lui la Bibbia e ad offrire qualche riflessione spirituale prima di cominciare il lavoro. Ci andava chi voleva, ma dopo quel quarto d’ora le persone avevano le idee più chiare e sentivano che il filo diretto con l’alto non si interrompeva mai. L’orante capisce che Abramo è stato superato in audacia da Gesù, il quale ha strappato al Padre la salvezza per l’oceano di peccati che sarebbero stati commessi dopo di Lui, e pertanto Dio Padre si è consegnato nelle mani degli uomini, che a loro volta possono strappargli decisioni di misericordia. Accade nei monasteri di clausura, ma anche lì dove persone pure offrono al Padre invocazioni mai stanche, per la salvezza di un mondo squassato dalla colpa.

 

Giona

 

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