Domenica del
Battesimo del Signore
LA SORGENTE CHE DISSETA
«Dio consacrò in Spirito e potenza Gesù di Nazareth»
(Gv 1,14)
I negri d’America,
deportati dalle native terre africane, erano teologi senza
saperlo e inventavano spirituals che attingevano ispirazione e
immagini dalla sacra Scrittura; essi avevano capito, ad esempio,
che il fiume Giordano non attraversa soltanto la Terra Santa dal
monte Hermon fino al mar Morto, ma corre da una pagina all’altra
della Scrittura, Antico e Nuovo Testamento; anzi, si prolunga
nella storia degli uomini e proseguirà fino a quando Dio ne avrà
dichiarato la fine.
Oh, il fiume Giordano è largo e profondo, / ancora un fiume da
attraversare / Non so come passare all’altra riva, / ancora un
fiume da attraversare. / Oh, voi avete Gesù, tenetevelo stretto,
/ ancora un fiume da attraversare. / Oh, amore più bello non fu
mai narrato, / ancora un fiume da attraversare.
Il fiume dei patriarchi, dell’Esodo, di Elia, il fiume di Gesù,
di Naaman Siro, ora il fiume della chiesa della Gerusalemme
celeste; fiume reale e acque simboliche, ma tutte che scorrono a
portare salvezza, grazie a Gesù che vi si è immerso in qualità
di peccatore, come rivestito con la casacca a righe degli
ergastolani.
Immerso in quell’acqua Gesù viene consacrato come «servo
obbediente», per compiere senza riserve la volontà del Padre;
Egli è venuto per «compiere ogni giustizia», appunto per fare
fino in fondo la volontà del Padre.
Fu per grazia sua che i cieli si spalancarono per Lui ma anche
per noi e si stabilì una comunicazione mai interrotta fra la
Trinità santissima e noi uomini peccatori. La nostra dignità di
uomini fu dichiarata regolarmente dentro quell’acqua, con la
voce che scendeva da cieli altissimi.
GLI STRILLI DEL
FIGLIOLETTO
La gioia di mamma e di
papà quando sul capo del loro bambino viene versata l’acqua
battesimale e il piccolo risponde con uno strillo che moltiplica
i sorrisi e le speranze di tutti i presenti. Il rito diventa
ancora più forte e parlante quando il bambino viene immerso
nell’acqua del fonte battesimale, come si fa nel rito
ambrosiano, e tutti capiscono che la giovanissima creatura viene
avvolta da capo a piedi nell’amore della Trinità santa.
Talora il sacerdote spiega il testo della prima lettura di
domenica (Is 42,1-44.67), che è il primo canto del Servo del
Signore, e dice che quelle parole si riferiscono specialmente a
Gesù salvatore, ma che il cristiano è chiamato ad essere anche
lui difensore del diritto e della giustizia, in un mondo che
segue una condotta opposta.
Per non rimanere nel vago, i parroci durante il rito del
battesimo raccontano gli esempi dei cristiani che hanno onorato
l’acqua battesimale, i deportati nei lager e nei gulag, ma anche
le spose e le mamme che hanno compiuto il loro dovere per
decenni e senza vantarsene, i santi bambini come la romana
Nennolina e il giovane indio Ceferino Namuncurà».
LA
DIVISA DEI PECCATORI
Chi negli anni scorsi
indossava per la prima volta la divisa militare ricorda
l’impressione forte di essere diventato una persona speciale;
accadeva anche nei seminari di un tempo, quando i giovani che
iniziavano il liceo indossavano la veste talare e durante la
cerimonia cantavano in latino «Ho disprezzato il regno del mondo
per amore di nostro Signore Gesù».
Entro l’acqua del Giordano Gesù indossò la divisa del peccatore
davanti a un pubblico di altri peccatori che lo consideravano
come uno di loro e davanti al cugino Giovanni che in quel
momento eseguiva il compito di un notaio per conto dell’antica
alleanza, notaio anche dei millenni a venire, che cominciavano
nel nome di quel suo cugino coetaneo.
Gesù, tuttavia, non si limitò a rappresentare davanti al Padre
la moltitudine dei peccatori, fu anche e soprattutto il primo
dei santi, uomini e donne, ragazzi e anziani, che avrebbero
preso sul serio le sue parole e gli avrebbero consegnato carta
bianca per camminare dietro a lui e in sua fraterna compagnia.
Se il battesimo è la Trinità che s’impossessa del credente, è
naturale che la Chiesa di Gtesù sia una lunga sfilata di santi
che cresce di epoca in epoca.
IL
METODO DEL CONTAGOCCE
La flebo è tecnica medica
indispensabile, che somministra sostanze nutritive, antibiotici
e medicinali antidolore in quantità limitata ma continua. È lo
stesso metodo divino della Rivelazione, che si manifesta
gradatamente, come spiega Gregorio Nazianzeno: «L’Antico
Testamento proclamava apertamente il Padre, un po’ oscuramente
il Figlio. Il Nuovo ha manifestato il Figlio e ha fatto
intravedere la divinità dello Spirito. Ora lo Spirito ci dona
una visione più chiara di sé stesso». Questo è avvenuto
«attraverso aggiunte parziali» perché, «altrimenti, oppressi per
così dire da un alimento troppo pesante, e rivolgendo verso la
luce del sole gli occhi ancora deboli, gli uomini avrebbero
rischiato di perdere ogni loro possibilità».
Il racconto evangelico fa capire che nemmeno Giovanni Battista
avesse capito bene il metodo di Gesù, difatti quando sente
raccontare come il nuovo Maestro parla e opera, si dimostra
sorpreso e disorientato, perché non comprende in qual modo le
promesse dei profeti si stanno realizzando.
È un po’ il cammino dei convertiti, tra i quali il grande
avvocato penalista e scrittore Francesco Carnelutti (1875-1965)
che fu colpito dal passo del Vangelo: «Ero in carcere e siete
venuti a visitarmi». «Improvvisamente vidi la grande schiera di
uomini condannati da omicidi, rapine, violenze carnali e crimini
di ogni tipo. Una folla di individui decaduti e caduti
nell’abisso del crimine, tuttavia ricchissimi di umanità. Gesù
si metteva sullo stesso piano. Fu una rivelazione sconvolgente:
di colpo mi resi conto che un’affermazione del genere non poteva
provenire da una fonte puramente umana. Soltanto il Creatore di
tanta umanità decaduta poteva dimostrare tale solidarietà e tale
amore nei suoi confronti».
La misericordia è una delle novità sconvolgenti del Vangelo,
resa chiara e parlante nello stile dei grandi confessori e nelle
invenzioni di consacrati e laici che accolgono i rottami della
società, alcolisti, prostitute, tossicomani e li trasformano
miracolosamente in persone luminose, consacrate a un amore che
redime. |