Dentro una chiesa, specie se ampia come quella di Candide, ci si può muovere in tantedirezioni, a seconda di dove conducono gli interessi culturali o le devozioni personali. Fino dalle prime basiliche cristiane un certo movimento prevale sugli altri, perchè iscritto nella struttura stessa della chiesa, qualunque siano le sue forme e le sue dimensioni. Chi entra trova davanti a se uno spazio rettilineo e vuoto che ha come termine l'altare. L'altare è simbolo di Cristo: ad esso si dirigono prima lo sguardo, quindi la mente e il cuore, e infine come si concretizza al momento della Comunione, il passo. Questo percorso privilegiato è altamente simbolico. Qui il cristiano fa esperienza di come "camminare" nel mondo: vivere è andare verso Cristo, ogni giorno, ogni momento, sino a quando lo si incontrerà, non nel segno dell'altare, non sotto il velo dell'Eucarestia, ma "faccia a faccia".
La chiesa pievanale di S. Maria Assunta di Candide, è stata progettata dall'architetto Domenico Schiavi di Tolmezzo, approvato dal prof. Domenico Cerati dell'Università di Padova, esecutore dell'opera Angelo Del Fabbro, di Tolmezzo. Il contratto fu firmato il 20 luglio 1784. La costruzione durò sette anni, dal 1784 al 1791. Le misure del tempio erano state studiate per ottenere una costruzione armonica e funzionale. Lo stile adottato è quello della grande tradizione cinquecentesca veneta, che da Andrea Palladio e Giorgio Massari giunge ininterrotta fino ai tolmezzini. L'edificio in pietra doveva essere abbellito con il tufo. Fu consacrata il 30 ottobre 1806 dal Vescovo Giovanni Pietro Pellegrini. Sopra la porta principale della facciata (non ultimata) compare questa scritta: "L'Italia era percossa, le guerre pullulavano e le chiese cadevano in rovina, tuttavia veniva eretto questo tempio ad onore della Madre di Dio Maria Vergine, completato mentre felicemente regnava il religiosissimo nostro imperatore e re Francesco".
Nella conchiglia dell'abside la Cena di Emmaus, datata 1790, opera del sacerdote Giovan Battista Tosolini di Reana del Rojale UD,pittore accademico, attivo in varie parti della Carnia e del Friuli tra il 1757 ed il 1792, che affrescò l'esaltazione della croce nella cupola, e nelle quattro vele gli evangelisti e i Padri della Chiesa; partendo da sinistra:
A sinistra la raffigurazione di S. Paolo che predica all'areopago di Atene:
A destra il tragico episodio di Anania e Zaffira, opere di Giovanni De Min (1786 - 1859)
di Belluno.
L'altare maggiore costruito con il marmo del Cavallino, che sotto la guida dello
scultore Pietro Andreis, venne sostituito con l'attuale e consacrato dal Vescovo Gioacchino
Muccin il 14 agosto 1953.
La statua dell'Assunta, che domina l'altare e le statue di S. Giovanni
Battista e di Sant'Andrea, compatroni della Parrocchia, vennero disegnate dal Torretti e scolpite
da Francesco Antonio Carbogno (1750-1821) di Padola.
Nella navata si possono suddividere in tre settori, le opere di particolare interesse:
Gli altari laterali
A sinistra entrando:
A destra entrando:
I quadri delle chiese minori
Sotto il cornicione ci sono sei cornici con i quadri raffiguranti i patroni
delle chiese filiali.
Entrando a sinistra:
A destra:
Gli autori sono: Antonio Federici per S. Nicolò e S. Luca;
Antonio Tessari per S. Leonardo e S. Rocco;
Paolo Filippi per S. Daniele e S. Sebastiano.
Una delle attrattive artistiche più importanti che adornano la chiesa pievanale è costituita dal complesso degli affreschi eseguiti da Giovanni De Min, pittore bellunese. Nel soffitto della navata si possono ammirare l'annunciazione dell'angelo alla Madonna, l'Assunta e la deposizione dalla croce.

I campanili, nati per portare in alto le campane e quindi diffonderne più lontano il suono, hanno assunto con il tempo anche significati simbolici. Essi contrassegnano come nient'altro il proprio paese, il luogo della casa comune e, accanto ad essa, la propria casa, centro degli affetti familiari. Nello stesso tempo indicano un'altra casa: i campanili sono come gigantesche dita puntate verso il cielo, per invitare i cristiani a sollevare lo sguardo verso la patria ultima e definitiva.
Qui a sinistra si può vedere il campanile della chesa di Candide.
Il progetto del campanile è dell'ingegner Fausto De Zolt di Campolongo. La costruzione del campanile, affidata
all'impresa Caldart, ebbe inizio nel 1924 con lo scavo delle fondamenta che giunsero alla profondità della strada
statale e terminò nel 1926.
A quest'opera si dedicarono volenterosi gli abitanti del paese.
Un primo tentativo per la
costruzione del campanile fu di don Antonio De Lotto, cappellano a Candide, ma il progetto fallì per l'opposizione di alcuni abitanti.
Riuscì invece a concretizzare il progetto don Pio De Martin, Pievano di Candide dal 1906 al 1932.
La croce venne verniciata in
cima alla cuspide da Luigi Festini Cucco che, abile rocciatore qual'era, salì i sette metri della cuspide senza impalcature.
Nella cella campanaria vi sono sei campane, quattro grandi e due piccole e quattro raganelle, lo strumento che sostituisce
tuttora le campane durante il triduo pasquale.
"La più immateriale e arcana espressione d'arte,
che può avvicinare l'anima
fino ai confini delle più alte esperienze spirituali,
ha la sua grande parola da dire davanti al mondo di oggi;
ha il compito tremendo e affascinante
d'interpretarne le aspirazioni,
le inquietudini, il brivido di assoluto;
di placarne con un messaggio di serenità le oscure crisi di pensiero e di sentimento;
di temperare l'aridità e il freddo,
in cui lo possono avvolgere i pur raffinati strumenti
del suo tecnicismo;
ha una missione da svolgere
in nome dei valori umani più alti e veri e duraturi,
quasi per una propedeutica alle ardue conquiste dello spirito."
Papa Paolo VI,
ai professori e alunni Del Conservatorio musicale di Milano, 29 marzo 1965
"Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l'organo a canne,
strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere
un notevole splendore alle cerimonie della Chiesa, e di elevare
potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti."
Sacrosantum Concilium n. 120
Uno dei beni artistici più preziosi della chiesa pievanale è costituito dal suo organo Callido. Terminata la costruzione della chiesa si pensò di dotarla di un organo e, nell'intenzione di di chi aveva presieduto a quest'opera, si volle scegliere a uno dei più valenti organari dell'epoca: Gaetano Callido che aveva costruito nel 1780 l'organo della chiesa di S. Giustina di Auronzo di Cadore e nel 1791 quello di Borca. I lavori iniziarono nel 1797 e terminarono nel 1799.
| Primo organo ( a destra ): Principale bassi (12´) Principale Soprani (12´) Ottava Quintadecima Decimanona Vigesimaseconda Vigesimasesta Vigesimanona Trigesimaterza Trigesimasesta Contrabassi ( al pedale 16´ ) Ottava di contrabassi (al pedale 18´ ) |
Ottava di contrabassi ( al pedale 4´ ) Voce umana Flauto in VIII Bassi Flauto in VIII Soprani Flauto in XII Cornetta ( Soprani 1 3/5´ ) Violetta Bassi (4´) Violetta Soprani ( 4´) Trombonicini Bassi (8´) Tromboncini Soprani (8´) Tromboncini ( al pedale 8´ ) |
| Secondo organo ( a sinistra ): Voce umana Flauto in VIII Bassi Flauto in VIII Soprani Flauto in XII Cornetta ( Soprani 1 3/5´) Tromboncini bassi (8´) Trombonicini Soprani (8´) Violoncello Bassi (8´) |
Violoncello Soprani (8´) Principali Bassi (8´) Principali Soprani (8´) Ottava Bassi Ottava Soprani Quintadecima Decima Nona Vigesima Seconda |

Il 13 agosto 1995, veniva inaugurato il restauro dell'organo Callido.
Affidato alla ditta Piccinelli di Padova, il concerto inaugurale fu eseguito dal Maestro Luigi Ferdinando Tagliavini,
organista di fama, la cui madre è originaria di Candide.
In quella splendida occasione altri concerti furono eseguiti da Andrea Marcon, Liuwe Tamminga e Gustav Leonhardt.
Qui a sinistra si può ammirare il maestro Tagliavini all'opera.

Accanto alla chiesa pievanale di S. Maria Assunta, sorge la chiesa dedicata a S. Antonio Abate.
Alcuni storici come Da Ronco, Ronzon e Fabbiani segnalano che un'antica chiesa esisteva in luogo dell'attuale.
Probabilmente fu fondata nel XIV secolo quando infuriava la peste del fuoco sacro o fuoco di S. Antonio e fu
incendiata durante l'invasione delle truppe di Massimiliano d'Austria.
Qui a sinistra una foto della Chiesa dedicata a S. Antonio Abate.
"Nel 1536 Mistro Culau q.m. Ruopel, murador de Carnia, assunse l'onore di rifabbricarla per lire 1550, prezzo convenuto
con i Giurati della chiesa, che erano Nicolò Bassanello e Nicolò Doriga."
La chiesa probabilmente fu ultimata nel 1538,
come risulta dall'epigrafe su uno dei lati del coro, che reca la data, la firma del costruttore e il segno di casa del
Pievano Paolo Zandonella.
La chiesa fu consacrata il 1° luglio 1548 da Mons. Luca Bisanti Vescovo di Cattaro e suffraganeo
del Patriarca di Aquileia.L'edificio appare all'esterno rinserrato da un'armatura di robusti contrafforti, concepiti in tre
ordini, che si restringono sul basamento della cuspide; quasi tutti sono sormontati da protome; essi assolvono anche ad una
funzione ornamentale oltre che strutturale, conferendo all'edificio una nota cromatica: sono in arenaria rossa tufacea,
presente in alcuni tratti del bacino del Padola. Tale nota cromatica è ripresa anche nel fregio che percorre l'intero
perimetro esterno dell'edificio e che si ripete a cornice nel rosone. Quest'ultimo, traforato a curve divergenti, ravviva
la modesta facciata in cui si aprono l'unico ingresso e una finestra quadrata.
La sagomatura che fa da cornice all'entrata è molto particolare: gli stipiti intagliati nella pietra s'incurvano a mensola
sotto l'architrave e sono percorsi da due cordoncini che s'intrecciano con quello scolpito nell'architrave stesso.
Nella facciata si può osservare un affresco che raffigura S. Antonio abate.
Nell'interno la navata è ad aula unica rettangolare, coperta da una volta suddivisa in due campate percorse da spesse nervature
che disegnano un reticolo.
Anche la volta del coro, separato dalla navata da un arco a sesto acuto, è innervata da robusti costoloni: essa spicca da peducci pensili che raffigurano teste umane e presenta, ad ogni punto d'incontro delle nervature, chiavi d'arco in forme poligonali. Queste sono presenti soprattutto nel coro, sono quasi tutte dipinte con immagini di croci, monogrammi e simboli. A completare la decorazione interna concorrevano alcuni affreschi di cui sono rimaste labili tracce nel coro, mentre sono ancora visibili decorazioni a stelle, a fiori e a crocette.
Al centro dell'abside è collocato il prezioso altare ligneo del XVII secolo: al centro nella nicchia la statua di S. Antonio abate, ai lati raffigurate su tela le immagini di S. Lucia e di S. Caterina d'Alessandria, sopra la Madonna con il Bambino; le pitture sono attribuite a Cesare Begni,allievo di Antonio Cimadori. La statua del santo reca incisa l'iscrizione: "Auctore Leonardo Glerio Sindico et Camerario" : è il nome dell'amministratore della chiesa. Gli incendi del 1669 e del 1705 non riuscirono a cancellare la chiesa perchè, nonostante i gravi danni riportati, la popolazione respinse le proposte di demolizione in forza soprattutto della grande devozione portata a S. Antonio. Un primo restauro di questo tempio è avvenuto nel 1960; il secondo iniziato nel 1990 ha permesso di rinnovare l'esterno dell'edificio, parte del soffitto e l'altare dedicato a S. Antonio abate.
Antonio nacque nel 250 a Coma (oggi Quemar) sulla costa occidentale del Nilo, nel Medio Egitto, da genitori cristiani. A 18 anni rimase orfano insieme ad una sorella più piccola di lui. Poco dopo entrato in una chiesa udì le parole del Vangelo "Vieni e seguimi". Dopo aver distribuito il ricavato dei suoi poderi, si ritirò in un luogo solitario, dividendo il suo tempo tra il lavoro, la preghiera e lo studio della Sacra Scrittura. Tentato dal demonio si stabilì in un vecchio rudere sul monte Pispir. In questo luogo visse per 20 anni completamente isolato.Trascorso questo periodomolti si recarono da lui per condurre una vita ascetica e così sorsero molti monasteri abitati da monaci che si ponevano sotto la guida spirituale di S. Antonio. Nel 311 per sostenere i martiri ad Alessandria durante la persecuzione di Massimino Daia. Ritornato dai suoi monaci morì il 17 gennaio 356 a 105 anni e non volle che si conoscesse il luogo della sua sepoltura.

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