CplIl conflitto è un tipo di relazione con gli altri che sperimentiamo a tutti i livelli della vita sociale, a partire dall’ambiente primario che è quello familiare. I conflitti sono inevitabili e possono portare vera crescita se non vi si resta prigionieri e si trova il modo di andare «oltre». La Bibbia ha al suo interno un libro che narra una storia familiare. È il libro di Tobia che racconta le vicende di Tobi e della moglie Anno, e del loro figlio Tobia e di Sara sua sposa. Anche in questa famiglia troviamo il conflitto. Negli esercizi spirituali brevi dedicati alle copie, con la partecipazione dei loro figli, che si tengono da venerdì 21 a domenica 23 aprile a S. Giustina bellunese presso il Centro Papa Luciani interrogheremo la famiglia di Tobi e pregheremo sui testi del libro di Tobia per lasciarci istruire da Dio su come andare i «Oltre il conflitto» e così vedere come «la coppia si apre a uno sguardo di libertà». L’esperienza sarà guidata dagli sposi Giada e Alberto Tosetto, dal gesuita padre Sergio Cavicchia e da don Francesco De Luca; e mentre i genitori svolgeranno le loro attività alcuni animatori saranno a disposizione per accompagnare i bambini.

Il conflitto è un tipo di relazione con gli altri che sperimentiamo a tutti i livelli della vita sociale, a partire dall’ambiente primario che è quello familiare. I conflitti sono inevitabili e possono portare vera crescita se non vi si resta prigionieri e si trova il modo di andare «oltre».

La Bibbia ha al suo interno un libro che narra una storia familiare. È il libro di Tobia che racconta le vicende di Tobi e della moglie Anno, e del loro figlio Tobia e di Sara sua sposa. Anche in questa famiglia troviamo il conflitto.

Negli esercizi spirituali brevi dedicati alle copie, con la partecipazione dei loro figli, che si tengono da venerdì 21 a domenica 23 aprile a S. Giustina bellunese presso il Centro Papa Luciani interrogheremo la famiglia di Tobi e pregheremo sui testi del libro di Tobia per lasciarci istruire da Dio su come andare i «Oltre il conflitto» e così vedere come «la coppia si apre a uno sguardo di libertà».

L’esperienza sarà guidata dagli sposi Giada e Alberto Tosetto, dal gesuita p. Sergio Cavicchia e da don Francesco De Luca; e mentre i genitori svolgeranno le loro attività alcuni animatori saranno a disposizione per accompagnare i bambini. 

Fulvio Ferrario«La libertà del cristiano. A 500 anni dalla Riforma». Il tema sarà trattato da Fulvio Ferrario, decano della facoltà valdese di teologia di Roma e docente in vari istituti universitari tra cui l’Istituto di studi ecumenici «San Bernardino» di Venezia. L’appuntamento è per venerdì 21 aprile alle 17.30 alla sala «Gaio» del Centro diocesano «Giovanni XXIII».
L’iniziativa, organizzata dal gruppo bellunese del Sae, intende promuovere una riflessione sulla Riforma proposta mezzo millennio fa da Lutero e che oggi conta milioni di fedeli in tutto il mondo. Non va dimenticato che è proprio in ambito evangelico che è nato il movimento ecumenico, in cui la Chiesa cattolica, seppur con molta convinzione e da autentica protagonista, è entrata dopo le chiese del protestantesimo storico. Di quanto proposto da Lutero cinquecento anni fa quanto resta ancora da recepire? È possibile che proprio dalla Confessione di Augusta del 1530, come hanno sostenuto qualche anno fa le chiese tedesche, possa venire la base per una riflessione ecclesiologica non più divisiva? Sono certo interrogativi molto impegnativi su cui però vale la pena di mettere in gioco le proprie convinzioni. Al termine dell’incontro, Fulvio Ferrario, che è anche pastore, presenzierà ai Vespri celebrati nella chiesa di san Rocco a Belluno (a partire dalle 19.30) e detterà la predicazione.

Rino ZoldanNella chiesa arcipretale dei santi Quirico e Giulitta a Castellavazzo sabato 8 aprile in tanti hanno voluto dare l’ultimo saluto al diacono Rino Zoldan, deceduto nelle prime ore di giovedì 6 a «Casa tua due». Ha presieduto le esequie il Vescovo Renato con accanto il vescovo Giuseppe, alla presenza di un nutrito gruppo di sacerdoti e diaconi. Rino Zoldan lascia la moglie Anna Maria e cinque figli con una folta schiera di nipoti. È stato il primo diacono permanente della nostra diocesi e oggi la piccola comunità diaconale di Belluno-Feltre si ritrova ancora più piccola.

Il diacono Rino avrebbe celebrato tra qualche mese il trentesimo anniversario di ordinazione, essendo stato ordinato dal vescovo Maffeo Ducoli l’8 novembre 1987. Quest’anno ricordava anche i sessant’anni di vita coniugale insieme con la sposa Anna Maria e i figli che sono nati dal loro matrimonio: sei, di cui uno, Gianni, venuto a mancare nel 2010, evento doloroso che ha segnato gli ultimi anni della sua vita. 

La famiglia, arricchita da numerosi nipoti e da lui intensamente amata, è stata il primo ambito della sua testimonianza di ministero: per essa era profondamente riconoscente a Dio, dal quale sentiva di avere ricevuto un dono speciale o - come amava dire - una grazia. 

Ha servito nella sua parrocchia di Codissago e nella forania di Longarone come collaboratore pastorale per molti anni, dedicandosi alla liturgia - era noto il suo amore e la sua cura per il canto liturgico - all’annuncio della Parola, svolto anche in quel particolare servizio, cui teneva molto, di una rubrica radiofonica per la radio parrocchiale, all’esercizio della carità. 

Nel servizio della carità ha svolto per molti anni l’incarico di vicedirettore della Caritas diocesana accanto a don Claudio Sacco e si è dedicato particolarmente alla promozione della associazione dei familiari dei malati psichici, di cui avvertiva il forte disagio e lo stato di abbandono da parte delle istituzioni. 

Lo spirito di servizio di cui il diacono Rino ha dato testimonianza era maturato non solo negli anni della sua formazione culturale - da giovane ha frequentato per alcuni anni il seminario, poi più tardi, durante il cammino di preparazione all’ordinazione diaconale, l’Istituto diocesano di scienze religiose - ma anche nell’impegno civile e sociale: come lavoratore all’Enel, come amministratore - era sindaco di Castellavazzo al tempo del disastro del Vajont - come membro dell’associazione degli «zattieri» di Codissago, di cui andava fiero.

Nella chiesa arcipretale dei santi Quirico e Giulitta a Castellavazzo sabato 8 aprile in tanti hanno voluto dare l’ultimo saluto al diacono Rino Zoldan, deceduto nelle prime ore di giovedì 6 a «Casa tua due». Ha presieduto le esequie il Vescovo Renato con accanto il vescovo Giuseppe, alla presenza di un nutrito gruppo di sacerdoti e diaconi. Rino Zoldan lascia la moglie Anna Maria e cinque figli con una folta schiera di nipoti. È stato il primo diacono permanente della nostra diocesi e oggi la piccola comunità diaconale di Belluno-Feltre si ritrova ancora più piccola.

Il diacono Rino avrebbe celebrato tra qualche mese il trentesimo anniversario di ordinazione, essendo stato ordinato dal vescovo Maffeo Ducoli l’8 novembre 1987. Quest’anno ricordava anche i sessant’anni di vita coniugale insieme con la sposa Anna Maria e i figli che sono nati dal loro matrimonio: sei, di cui uno, Gianni, venuto a mancare nel 2010, evento doloroso che ha segnato gli ultimi anni della sua vita.

La famiglia, arricchita da numerosi nipoti e da lui intensamente amata, è stata il primo ambito della sua testimonianza di ministero: per essa era profondamente riconoscente a Dio, dal quale sentiva di avere ricevuto un dono speciale o - come amava dire - una grazia.

Ha servito nella sua parrocchia di Codissago e nella forania di Longarone come collaboratore pastorale per molti anni, dedicandosi alla liturgia - era noto il suo amore e la sua cura per il canto liturgico - all’annuncio della Parola, svolto anche in quel particolare servizio, cui teneva molto, di una rubrica radiofonica per la radio parrocchiale, all’esercizio della carità.

Nel servizio della carità ha svolto per molti anni l’incarico di vicedirettore della Caritas diocesana accanto a don Claudio Sacco e si è dedicato particolarmente alla promozione della associazione dei familiari dei malati psichici, di cui avvertiva il forte disagio e lo stato di abbandono da parte delle istituzioni.

Lo spirito di servizio di cui il diacono Rino ha dato testimonianza era maturato non solo negli anni della sua formazione culturale - da giovane ha frequentato per alcuni anni il seminario, poi più tardi, durante il cammino di preparazione all’ordinazione diaconale, l’Istituto diocesano di scienze religiose - ma anche nell’impegno civile e sociale: come lavoratore all’Enel, come amministratore - era sindaco di Castellavazzo al tempo del disastro del Vajont - come membro dell’associazione degli «zattieri» di Codissago, di cui andava fiero.

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